7.25.2011

Trains in Italy

A blaze in Tiburtina and all the italian trains are late, canceled or reprogrammed. As an italian using the public transport, I know very well how can the services become inefficiencies in a few seconds. Yesterday all the trains going south were canceled, whereas the ones going north had heavy delays. Today, monday morning, the situation isn't better: InterCity trains suppressed, Eurostars-FrecciaRossa, the top class trains of Ferrovie dello Stato, delayed and no one that knows what's going to happen.
Ferrovie dello Stato yesterday prayed all costumers not to travel unless it was really necessary; ironically nobody would travel with that inefficiencies for any reason except it's really necessary and the only solution: trains are dirty, the air conditioning system is working properly one time on three, the faster trains (InterCity) has always delays, while the High Speed Trains (EuroStar) costs so much that only managers or freelance can afford to travel that way.
There are no discounts for students or frequent travelers, only some point-cards which allow you to have a gift after 50,000 points, but worst of all the services isn't working properly: no ticket inspectors on the trains, not enough seats in the carriage, no indications about the station approaching and no indications in a language different from italian.
I remember the train from Brighton to London or to Eastbourne: no comparison at all..
For the public transports, as for other fields, we have to learn a lot from the Uk.

7.22.2011

I MEZZI PUBBLICI, una risorsa maltenuta e non sfruttata.

Non ci sono mai abbastanza autobus, i prezzi dei biglietti aumentano ma non i servizi, autobus e treni sono sempre sporchi e in ritardo..
Queste sono le lamentele che si ascoltano alle fermate degli autobus, quando anziani annoiati dall'attesa del pullman si mettono a chiacchierare tra loro e si raccontano tutto quello che non va. In effetti i principali fruitori dei trasporti cittadini sono proprio loro che, insieme ai ragazzi che li usano per andare e tornare da scuola, percorrono giornalmente chilometri insieme agli autisti: per spostarsi da casa al supermercato o all'ospedale, al cimitero a portare i fiori ai loro cari o semplicemente per andare in centro a fare due passi.
Lamentele infondate o sante verità?

Chiusura Apt

"Un pessimo biglietto da visita per la nostra città" è l'opinione generale della città sulla chiusura dell'Apt [Azienda provinciale per il Turismo, NdR]. Quello che colpisce maggiormente è che i più ignoravano la sua esistenza, anche se uno degli uffici dell'Agenzia per il turismo era in pieno centro, davanti alla stazione.
Il titolare di uno dei negozi del centro commenta così la decisione della giunta regionale: "Ci sono andato qualche volta per prendere dei fogli e per alcune informazioni, ma non sapevo avesse chiuso. è una scelta che porta la nostra città sempre più verso il provincialismo, non aiuterà l'immagine di Arezzo né all'estero né fuori provincia". Altri, dopo aver chiesto spiegazioni su cosa fosse l'Apt, ammettono di non essersi "mai coordinati con l'Apt su quando restare aperti nei weekend, è sempre stata una nostra scelta; non sapevamo nemmeno l'avessero chiuso, ma la chiusura dell'agenzia per il turismo che accoglieva chi arrivava in città è un pessimo biglietto da visita". Concorde è l'opinione di altri che commentano "è un scelta condivisibile in un momento di crisi economica, ma si perde un punto di riferimento per il turismo in città, sia per quello dei grandi eventi come il PlayArt che per quello occasionale che anima la città durante l'anno".
Gli albergatori invece con l'Apt ci avevano collaborato in occasione dei grandi eventi come il Forum per il Risk Managment e l'ArtExpò ma nemmeno loro sapevano della sua chiusura; "con loro abbiamo fatto offerte per gruppi, non per le manifestazioni come la Fiera Antiquaria, il Saracino o il PlayArt, ma per i grandi eventi. Il problema è stato il pagamento: stiamo ancora aspettando quello di Gennaio 2010. erano clienti in città per affari...è una perdita per la città, anche se, spesso, i turisti chiedevano a noi informazioni su cosa andare a vedere."
31/01/2011

Arezzo e i pedoni

Arezzo è in pieno fermento: le elezioni si avvicinano e come sempre assistiamo alla corsa dei partiti per trovare un candidato sindaco, un programma che convinca gli elettori a sceglierli e a recriminare su quello che gli altri partiti non hanno fatto o non faranno. Quello a cui non si fa attenzione, però, sono i bisogni reali dei cittadini e la loro vita quotidiana: mancano piste ciclabili che colleghino tutta la città, c'è traffico e non c'è un trasporto pubblico degno di questo nome. Ma soprattutto c'è una provincia a due marce: la città e le zone limitrofe. La città è a misura di pedone, teoricamente si può attraversarla tutta a piedi, ma la stessa cosa non si può dire né dell'immediata periferia né della provincia. Ancor prima di vedere il cartello che segnala la fine del centro urbano si assiste alla scomparsa di marciapiedi, strisce pedonali, pensiline per l'autobus e persino dei lampioni. Uscendo dalla città per una qualsiasi direzione ci si trova immersi nello scenario sopra descritto, ma la situazione peggiora se siamo sulla SS71 verso Castiglion Fiorentino o se andiamo verso il Casentino passando per le strade comunali: anche nei piccoli centri vicini alla città come Puglia, Tregozzano e Ceciliano i marciapiedi non esistono, le fermate dell'autobus sono pali al ciglio della strada o se va bene vicino ad uno slargo naturale e chi scende dall'autobus si ritrova in mezzo a una strada, al buio e senza attraversamenti pedonali nelle vicinanze. Andando verso Rigutino il tracciato stradale aumenta le difficoltà tecniche che rendono difficile la costruzione di marciapiedi: curve completamente buie in fondo a rettilinei e centri abitati con le case che sembrano crescere ai lati della carreggiata, nemmeno fossero erba. Ci si stupisce poi degli incidenti stradali o degli investimenti, ma la triste verità e che usciti dal centro il pedone non è più previsto: si pensa soltanto al traffico automobilistico e, se proprio si è fortunati, si prevede quello commerciale.


31/01/2011

Due giunchi

un pomeriggio soleggiato,
due amici in una macchina blu,
sud la direzione.
Andavano insieme, ma solo perché Lei
doveva seguire il suo cuore,
assecondare la propria follia;
due estranei che il destino aveva legato
ormai troppo tempo prima,
insieme erano sopravvissuti.
Uno stop,
la paura di Lei di non saper affrontare
i ricordi, il dolore...
temporeggiava aspettando
e sapendo che non era quello il momento per l'Altro.

7.17.2011

La comodità è un'opinione

Alla mia generazione sembra che se su internet qualcosa non c’è allora non esista, ma non è così per tutti; c’è tutta un’ampia fascia di popolazione che non sa e non vuole usare il computer: per loro scrivere è una penna che scorre su un foglio, sono le macchie d’inchiostro sulla candida carta, pagare è usare le banconote e la rete è un intreccio ordinato di fili.
Per loro tutto è più complicato adesso: anche rinnovare l’assicurazione sanitaria, operazione tanto semplice da fare, presuppone che si acceda da un terminale al sito web e si scarichino dei moduli, tanto peggio se non si sa farlo.
Una lettera quasi incomprensibile avvisò, con qualche mese in anticipo rispetto alla scadenza, che per il rinnovo si doveva andare sul sito per stampare dei moduli da far compilare al medico e che ulteriori avvisi di cambiamenti si sarebbero trovati lì. Chiunque sotto i 30 anni, non avrebbe trovato problemi, ma se si è una signora sopra i 65, anche se portati bene, attiva e indipendente, la cosa si complica.
I codicilli che una volta erano in fondo ai contratti o alle lettere adesso sono link su pagine web, inaccessibili per chi non sia abituato a usare un browser; così si scopre che, sul web, c’era l’avviso dell’aumento della tariffa e della riduzione della copertura assicurativa sugli esami non necessari. Necessari, però, è una definizione labile: ciò che per qualcuno è indispensabile, per altri non lo è. Allo stesso modo alcuni esami, fino al giorno prima coperti dalle spese dell’assicurazione, fondamentali per controllare lo stato di salute dopo una certa età e un ictus leggero, non sono più ritenuti "necessari", mentre per la signora lo sono.
Ma con un sito internet non si può parlare, non si può ragionare..si deve andare dal medico che, con qualche firma, ne riuscirà a passare qualcuno, lasciandone fuori altri, non meno costosi e importanti. Il digital divide non è solo un problema dei paesi in via di sviluppo: colpisce anche in Europa, dove, insieme alla mala fede di alcune di alcuni imprenditori, alza le tariffe ai più anziani e comunica per lettera che tutte le informazioni sono disponibili online. Che società è?

Auditorium

Parco della MusicaInterno AuditoriumParco della MusicaParco della Musica

Auditorium, un set su Flickr.
inside view of the Auditorium "Parco della Musica" made with my mobile

7.15.2011

Concerto all'Auditorium

Il trantran cittadino e la frenesia si dice che spengano i colori e le emozioni; i palazzi nascondono le architetture più belle, poste in luoghi lontani dalla vista, e dal cuore.
Ed un po’ è vero.
Arrivare all’auditorium "Parco della musica" di Roma è una scoperta: nessuna indicazione chiara, il tram ti lascia quasi in mezzo al nulla e non ci sono punti di riferimento che ti dicano dove siano quei palazzi-tartaruga.
Poi pian piano il paesaggio urbano cambia, gli spazi diventano curati e dei mattoni rossi ti indicano al strada.
“Bar dell’Auditorium”, “Libreria”: sono le insegne commerciali a guidarti verso gli spazi della musica e, superato un cancello, sei lì.
Passeggiando intorno ai 3 esoscheletri, tra aiuole, altalene e spazi per bambini, sembra di aver attraversato uno stargate ed essere atterrati in un’altra dimensione.
La sensazione resta tale anche dentro, quando i corridoi diventano affollati e gli stuart all’ingresso di strappano il biglietto, indicandoti la strada.
Il fiume di persone si snoda sinuoso e rumoroso verso gli ingressi della sala, su scale, corridoi e ascensori, ma niente di prepara allo spettacolo geometrico, naturale e incantevole dell’interno dell’auditorium: mi ha inghiottito una tartaruga!
La perfezione lignea delle linee, la scorrevolezza alla vista, la vastità dello spazio contrapposta alla piccolezza degli spettatori che pian piano riempiono la sala lascia senza fiato.
Quando l’aria ritrasmette i suoni vibranti del Bolero di Ravel, le emozioni si risvegliano tutte insieme: gioia, dolore, sensualità. L’anima, o quello che riteniamo la sia, si eleva, rendendo il cuore malleabile e aperto.
La musica e la bellezza dall’arte fanno miracoli: anche il cuore più freddo non resta indifferente a tanta armonia.
foto

Al contrario

Fornisca un documento per favore. zzzip, fruscio di borse aperte. clip, portafogli che si aprono.
Continuo a guardare il film al computer, vagamente conscia di quello che accade oltre le cuffie che mi isolano dal mondo e mi portano in una realtà virtuale.
Signorina, un documento per favore.
Fisso stranita l’agente salito a Orvieto, non mi era mai capitato di dover dare documenti in treno. Cerco la carta d’identità mentre la signora ben vestita accanto a me sorride tranquilla. Mi colpisce ancora, come quando è entrata nello scompartimento vuoto fino al mio arrivo e mi ha salutato cordialmente con un «Buongiorno». Mai era capitato in un regionale di trovare qualcuno che salutasse entrando in uno scompartimento, sono cose da IC, dove i passeggeri sono più socievoli.

I controllori di Trenitalia

Fai il biglietto, corri a obliterarlo, sali sul treno con la valigia, apri al porta dello scompartimento e.. non c’è posto.
Cerchi un sedile arrancando tra valigie per terra e le gambe incrociate di altri viaggiatori che non si preoccupano di disturbare il passaggio. Apri porte a soffietto che scorrono male e che si richiudono improvvisamente, passando da carrozze con l’aria condizionata ad altre senza nemmeno i finestrini aperti con più di 40° interni e un’aria pestilenziale che toglie il fiato.
Si sa, non è un Frecciarossa e Trenitalia non si preoccupa troppo dei viaggiatori stipati sui regionali. Un bel respiro e ti siedi sul primo posto libero che trovi, incurante che sia prima o seconda classe: è un posto a sedere.
Nel caso sia, sfortunatamente, la prima classe attendi l’arrivo del controllore come un condannato attende il boia, ma più passa il tempo più realizzi che in ogni caso tu hai pagato un biglietto per un posto a sedere che non c'è e se non c’è la colpa è della compagnia, non tua..
Rincuorato il passeggero cerca il controllore con lo sguardo, ora fiero di essere in regola e voglioso di criticare il proprio trattamento, ma il controllore non passa sul treno regionale.
L’orologio scorre, pian piano son passate due delle tre ore di viaggio, ma del controllore nessuna traccia.
A volte il viaggiatore che regolarmente sale sul treno la domenica per andare da Firenze a Roma non vede il controllore per settimane intere; altre volte non passa nemmeno su quello del lunedì mattina, pur stracolmo di pendolari e fuorisede che si spostano; di rado il controllore si vede il venerdì pomeriggio, nel percorso inverso, ma ancor più raramente si ferma a controllare i biglietti.
«Sarà questa linea, passerà negli altri treni» si ritrova a pensare il passeggero onesto, ma oggi, venerdì 15 Luglio 2011, il controllore non è passato né sul treno che va da Roma ad Ancona né su quello che da Foligno porta a Perugia..coincidenze?
In altri paesi europei viaggiare in treno costa meno, i controlli sono effettuati all’ingresso ai binari e all’uscita e i viaggiatori pagano sempre il biglietto..sarà un caso che in Italia i trasporti pubblici non funzionino e le tariffe siano alte?